Pubblicato nel 1924 e tradotto oggi per la prima volta in
Italia, Affamati di vita è il crudo racconto della gioventù di
Jim Tully, passata tra l’acciaio dei treni sui quali iniziò a saltare appena
adolescente, e il fango degli accampamenti di vagabondi nei quali era costretto
a rifugiarsi durante i suoi anni vissuti sulla strada. La trama si sviluppa
come un mosaico di esistenze incrociate, dove il viaggio del protagonista
diventa il pretesto per dar voce a un’umanità dolente di mendicanti, sbandati e
sognatori che cercano di rubare un po’ di calore a un fuoco mai acceso per
loro. È una storia che si compone di altre storie ai margini della società, un
cammino irrequieto e sgangherato verso un futuro diverso che trasforma ogni fermata
del treno in un frammento di un romanzo corale, scritto con la violenta
autenticità di chi ha vissuto ogni parola sulla propria pelle.
Jim Tully (1886 – 1947) è stato
pugile, forgiatore di catene, vagabondo, circense, giornalista di riviste
scandalistiche e assistente di Charlie Chaplin. Come romanziere non scrisse mai
per compiacere la critica, ma per documentare la verità nuda della strada.
Considerato uno degli inventori dello stile hard-boiled, la letteratura
degli ultimi, priva di filtri morali, Tully rappresenta la radice della
narrativa statunitense, il punto di inizio della linea invisibile che parte da
London, Melville, passa da Hemingway, dalla Beat Generation e arriva
direttamente allo spietato realismo di Bukowski e Bunker. Questa edizione restituisce al lettore un
pioniere essenziale del Novecento, un autore che ha saputo esplorare il lato
oscuro del sogno americano come nessuno aveva mai osato fare prima,
ricordandoci che ogni essere umano ha una storia da raccontare e che, in fondo,
siamo tutti affamati di vita.



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