13 March 2026

“Tutti vogliono sapere cosa facesse in camera da letto”: l’archivio inedito di Kerouac va in mostra a New York - di Alexander Cheves (The Guardian)


Mentre l’originale rotolo di Sulla strada sta per essere messo all’asta, una nuova mostra svela la vita privata della leggenda Beat.

Tra i grandi miti letterari, quello di Jack Kerouac è spesso ridotto a una mero cliché. La strada, una sigaretta, un ribelle del dopoguerra appoggiato a un'auto scassata: un archetipo maschile di ribellione ed edonismo. Il libro di Kerouac del 1957, Sulla strada (On the Road), fu la bibbia della Beat Generation e racconta, in una prosa sorprendentemente non filtrata, i suoi viaggi attraverso gli Stati Uniti con i colleghi scrittori Allen Ginsberg, William S. Burroughs e la sua musa di una vita, l'affascinante Neal Cassady. Il libro cambiò il corso della letteratura statunitense e catturò l'immaginazione di un mondo in rapida trasformazione. Kerouac fu incoronato "re dei beat", un soprannome che in seguito avrebbe disprezzato.

Questo, almeno, è ciò che molti studenti di letteratura americana sanno. Ma una nuova mostra, Running Through Heaven: Visions of Jack Kerouac al Grolier Club di New York, mira a riumanizzare il mito attraverso lettere di Kerouac che non sono mai state esposte pubblicamente prima d'ora.

Jacob Loewentheil, il collezionista e storico proprietario di tutti i pezzi in mostra nonché curatore della stessa, racconta che la sua collezione è iniziata con la copia personale di Kerouac del romanzo di Fëdor Dostoevskij I demoni, che sarà esposta. Sulla copertina interna, Loewentheil ha trovato una nota scritta a mano da Kerouac: “come se stessero tutti correndo attraverso il paradiso” (as if they were all running through heaven). Questa frase ha ispirato il titolo della mostra.

Presso una “casa d'aste minore”, Loewentheil ha in seguito trovato delle lettere, una corrispondenza risalente agli anni di Kerouac alla Columbia University, per lo più scritte a un amico d'infanzia a Lowell, nel Massachusetts. La corrispondenza coglie Kerouac “proprio mentre arriva a New York e vede il suo mondo espandersi da Lowell verso questa enorme vita metropolitana”, spiega Loewentheil in una videochiamata. Le lettere descrivono “i libri che leggeva a scuola e i suoi pensieri al riguardo”.

Loewentheil ritiene che esse mostrino le prime forme ed esperimenti di quella che sarebbe diventata la tecnica distintiva di Kerouac, la “prosa spontanea”. “La sperimentava con i suoi amici”, afferma Loewentheil.


La mostra coincide con il nuovo libro di Loewentheil, che porta lo stesso titolo dell'esposizione e include una prefazione della studiosa Beat e collaboratrice di Kerouac, Ann Charters. Nel libro, Loewentheil scrive che le lettere ci mettono in contatto “con un giovane nel bel mezzo della formazione della visione e della voce che avrebbero definito una generazione”.

Dalle lettere emerge chiaramente che Kerouac credeva fin da giovane che sarebbe diventato famoso e che i suoi scritti sarebbero stati letti dai posteri. “Era certissimo che sarebbe diventato un grande scrittore”, dice Loewentheil. “Ma era molto preoccupato di come tutti lo avrebbero visto e di come lo vedevano le persone intorno a lui”.

L'esposizione solleva interrogativi: le lettere personali dovrebbero essere considerate parte dell'opera letteraria di Kerouac? Dovrebbero essere lette? Questi sono temi che Loewentheil spera che la mostra solleciti: come i lettori dovrebbero interpretare questi documenti e altri testi più chiaramente intesi come scritti privati. “Nella collezione ho documenti che Kerouac chiamava note per me stesso”, dice Loewentheil, descrivendoli come “flusso di coscienza”. Almeno uno è presente in mostra.

L'esposizione presenta anche oggetti personali, che Loewentheil definisce “reliquie”, che incrinano l'immagine del vagabondo della strada. “Kerouac passava la maggior parte del tempo a casa”, spiega Loewentheil. La sua collezione include pantaloni casual e pantofole da casa, anche se le pantofole sono state escluse dalla mostra per ragioni di conservazione. In esposizione c'è il posacenere in vetro di Kerouac, ancora con resti di cenere di sigaretta, descritto nelle note della mostra come un elemento che evoca “Kerouac chino su una macchina da scrivere, che spegne una sigaretta dopo l'altra in un'aura fumosa di creazione”.

C'è un programma di lavoro scritto a mano dell'aprile 1953 che registra le ore e la paga di Kerouac come frenatore ferroviario, che la mostra inquadra come prova della “realtà della classe operaia dietro la mitologia”. Questa cornice appare autentica e significativa: Kerouac crebbe in una famiglia operaia a Lowell e svolse lavori manuali saltuari per tutta la vita. Anche all'apice della fama, dipendeva da anticipi e redditi sporadici. Nella parte finale della sua vita, con l'aggravarsi dell'alcolismo, la maggior parte degli storici nota che le sue finanze divennero sempre più precarie, nonostante fosse ormai un nome noto a tutti.

Forse l'oggetto più intimo in mostra è il sacchetto del tabacco di Kerouac, il preferito di Loewentheil. Contiene ancora foglie di tabacco grezzo e veniva probabilmente portato da Kerouac in tasca. “Faccio tesoro dei suoi oggetti personali”, dice Loewentheil. “Ma mi sento anche, in mancanza di una parola migliore, un po' strano a possedere le cose fisiche e tangibili di un'altra persona”. Manoscritti e libri sono una cosa, ma gli sembra “bizzarro” tenere in mano “un grano di un mala (rosario buddista) con cui Kerouac pregava e non sentirsi un po' invasivo”.

Quel senso di voyeurismo è palpabile sia nella mostra che nel libro. È un confine delicato. Kerouac si aspettava che le sue lettere venissero analizzate minuziosamente, ma a 18 anni, scrivendo a un amico, sta ancora “esprimendo pensieri privati”. Per ovviare a ciò, Loewentheil ha scelto pagine che mostrano “chi fosse Kerouac” senza essere “inutilmente invasive”.

Un esempio leggermente deludente di questo approccio: “Non tutti i visitatori hanno bisogno di leggere le sue descrizioni grafiche del sesso al college”. Quindi quelle non vengono mostrate.

Ci sono anche preoccupazioni legate alla sensibilità odierna. “Kerouac usa, a volte, un linguaggio decisamente discutibile” e “dice cose difficili da conciliare con la sensibilità moderna”, afferma Loewentheil. Il libro documenta l'antisemitismo di Kerouac, che persistette anche mentre stringeva amicizia con coetanei ebrei come Ginsberg. 

Poi, il tema preferito di tutti: la sessualità di Kerouac. Loewentheil ride: “Vogliamo tutti sapere cosa faceva in camera da letto e chi c'era con lui”. Nel libro scrive che “le prove tratte dai diari, dai testi e dalle lettere di Kerouac... suggeriscono che fosse profondamente represso o forse bisessuale. Ciononostante, Loewentheil ritiene che “il desiderio di categorizzarlo sia un errore” e si oppone all'idea che un'etichetta possa contenere Kerouac.

Allo stesso modo, significherebbe senza dubbio molto per i lettori LGBTQ+ poter rivendicare un'icona americana, ma Loewentheil crede che anche una figura così ampiamente confessionale e automitizzante come Kerouac meriti un po' di mistero e privacy, forse specialmente riguardo ai propri tormenti e conflitti: “Per rispetto verso Kerouac, non credo ci sia una categoria in cui inserirlo. Se non ne è mai stato sicuro lui, come possiamo esserlo noi?”.

Forse la tensione più grande nella vita di Kerouac è quella tra la sua educazione cattolica e lo studio del buddismo in età adulta. Anche questo vive nella mostra. Il rosario di Kerouac, indossato al collo, è esposto insieme ai suoi grani mala, usati nella meditazione buddista.


Il tempismo di questa mostra appare significativo, e un po' inquietante. A gennaio è emersa la notizia che il rotolo originale di 37 metri della prima stesura di Sulla strada sarà messo all'asta. Quando fu venduto l'ultima volta nel 2001, Carolyn Cassady — l'ex moglie di Neal Cassady — denunciò l'asta come una “bestemmia”, sostenendo che il rotolo appartenesse a una biblioteca e non a una collezione privata. “Jack amava le biblioteche pubbliche”, disse all'epoca, aggiungendo: “Se lo mettono all'asta, chiunque sia ricco potrebbe comprarlo e tenerlo nascosto”.

Riguardo alla prossima vendita del rotolo, Loewentheil afferma: “Il rotolo di Sulla strada non è solo un manoscritto; è un documento fondamentale della letteratura americana del dopoguerra. Spero che trovi una casa presso un custode che ne apprezzi l'importanza e che gli permetta di rimanere parte del dibattito pubblico continuo su Kerouac”.

La mostra sostiene in modo convincente la necessità di separare lo stereotipo e il mito di un artista dal suo io vissuto, sebbene Kerouac renda tale separazione difficile, e forse in ultima analisi impossibile. Il suo lavoro si muove su una linea che rompe i generi tra saggistica e narrativa, rendendo difficile per gli storici distinguere la verità dall'abbellimento. La sua vita era l'opera.

Ma lo sforzo continuo di svelarlo porta alla luce cose meravigliose e, spera Loewentheil, ravviva l'interesse per un'icona del XX secolo la cui stella è probabilmente sfumatatra i lettori più giovani. Dalle lettere, Loewentheil crede che si possa ammorbidire l'immagine popolare dell'autore: attraverso una lente moderna, egli è un esempio più calzante di mascolinità non tossica piuttosto che uno spericolato cowboy del dopoguerra. Le lettere dimostrano che era romantico e, in fondo, conservatore. “La gente ha un'idea rude di Kerouac, ma quell'atmosfera da macho non è così veritiera”, dice Loewentheil. “Aveva un cuore enorme” e, “in un certo senso, era una persona troppo gentile e buona per il mondo in cui si trovava”.

13 December 2025

LA FENOMENOLOGIA SEMIOTICA DELL’INISMO: Indagine e metodo per l’esegesi del romanzo inista - Francesca Passalacqua



Il presente volume si configura come un percorso esegetico e fenomenologico all’interno del complesso orizzonte dell’Inismo, movimento d’avanguardia fondato nel 1980 da Gabriel-Aldo Bertozzi, che sovverte le tradizionali tassonomie artistiche ed espressive per delineare un paradigma semiotico inedito, una poiesis del segno, capace di coniugare visibile e invisibile, letterale e allegorico, in una grammatica universale. Al centro dell’indagine si colloca il romanzo ini, forma letteraria proteiforme e polisemica che si fa traduzione dell’essenza poetica e filosofica dell’Inismo. L’opera propone un metodo interpretativo tripartito (livello narrativo, plastico-geometrico e alchemico-allegorico), ispirato al cosiddetto “imbuto bertozziano”, che influenza la struttura fenomenologica della stessa trattazione e che accompagna l’esegesi interpretativa. Partendo dall’analisi di alcune opere plastiche dell’Inismo, si comprende la natura infinitesimale, novatrice e internazionale del linguaggio ini, che si traduce in letterario nei romanzi inisti come Retour à Zanzibar, Arcanes du désir, Bertozzi. Novela, Mikela Le storie del segno quotidiano e Inisfera, dimostrando come l’Inismo incarni la ricerca dell’atto creativo puro, rivoluzionario e universale. Il risultato è un excursus critico che intreccia letteratura, arte, filosofia e semiotica, offrendo una lettura profonda della coscienza avanguardistica contemporanea che oltrepassa i confini del dicibile.

L’autrice, Francesca Passalacqua, esperta di semiotica, linguaggi, comparazioni letterarie e artistiche, è assessore alla cultura, al turismo e alle politiche giovanili di Montenerodomo, paese dell’hinterland abruzzese (CH) dove vive. È altresì guida museale e responsabile dei laboratori didattici presso il Museo archeologico di Iuvanum, sito sannita-romano.




01 December 2025

IL GIORNALINO DI GIAN BURRASCA - Vamba


VERSIONE ORIGINALE RIVISITATA IN ITALIANO CONTEMPORANEO


Il Giornalino di Gian Burrasca è la prova che un bambino di nove anni può essere più dirompente di un terremoto! Se siete stanchi di eroi di carta e di ragazzini da libro Cuore, aprite il diario di Giannino Stoppani (in arte “Gian Burrasca”), l'eroe che non chiedeva di esserlo, le cui avventure si trasformano in un susseguirsi di disastri combinati con la più candida delle intenzioni. Dimenticate la morale e preparatevi a ridere: ogni pagina è un manuale su come far saltare i nervi a maestri, parenti, e a qualsiasi figura adulto che ostenti ipocrisia e perbenismo. Con la sua logica disarmante e la sua innocenza distruttiva, Giannino annienta il conformismo; la sua penna è l'unica arma in grado di smascherare le falsità e i controsensi del mondo dei grandi. È un classico senza tempo che qui presentiamo riveduto in un italiano contemporaneo per i lettori di oggi, affinché le nuove generazioni possano finalmente godersi, senza inciampare in termini desueti. Preparatevi a ridere di gusto: dopotutto, l'unica cosa che gli adulti temono più di un terremoto è un bambino sincero.

Dietro la penna del monello più famoso d'Italia si nasconde Vamba (Luigi Bertelli, 1858-1915), l'intellettuale fiorentino che abbandonò il seminario per diventare un giornalista satirico. Vamba era convinto che la letteratura per ragazzi dovesse abbandonare il piagnucolio e il moralismo per abbracciare l'intelligenza e l'umorismo. L'autore non vedeva i bambini come angeli da plasmare, ma come forze anarchiche e vitali da liberare. Con Gian Burrasca, Vamba non solo creò un'opera esilarante, ma condusse una battaglia culturale e anti-autoritaria che lo pose in antitesi rispetto ai canoni dell'epoca, insegnando ai ragazzi a mettere in discussione le regole, celebrando l'irriverenza come la forma più pura di autenticità.




 

28 November 2025

I VÀGERI - Lorenzo Viani


Dimenticate le favole morali e l'eleganza letteraria: l'opera narrativa di Lorenzo Viani, di cui I vàgeri è un esempio fulminante, è un pugno nello stomaco alla borghesia perbenista. Campione dell'espressionismo dialettale, Viani arma la sua prosa con il gergo viareggino e quello marinaro, un linguaggio crudo, irriverente e potentissimo che non chiede scusa a nessuno. Nelle sue pagine, vagabondi, malati e portuali sono sottratti alla pietà per essere elevati a figure mitiche: gli ultimi eroi, puri e indomiti, che con la loro vita randagia svelano l'ipocrisia di una società ossessionata dalle apparenze. Viani non descrive i volti, li deforma con l'irrequietezza di un'anima in tempesta e con un turbamento profondo, trasformando il disagio esistenziale in una violenta, tragica, bellezza letteraria che ancora oggi disturba e affascina. 


Lorenzo Viani (1882–1936) fu un ciclone intellettuale, pittore espressionista e scrittore che rifiutò ogni conformismo, definendosi un anarchico viscerale. Viareggino di nascita, dopo aver assimilato la lezione espressionista di Munch a Parigi, la sua arte, come la sua vita, rimase un atto di costante ribellione. Nonostante un'iniziale e controversa simpatia per il fascismo, abbandonata già intorno al 1931, Viani rimase ossessionato dalla autenticità degli ultimi. Tra le sue opere ricordiamo Parigi, diario dei suoi anni francesi, e Le chiavi nel pozzo, una straziante incursione nel manicomio di Magliano, testimoniando la sua costante empatia verso gli emarginati. Morì nel 1936, lasciando un'eredità artistica e letteraria caratterizzata dalla violenza espressiva e da una costante, disperata, ricerca di verità umana. 





09 November 2025

Il "SOGNO SOVIETICO": UN'UTOPIA NATA ORFANA DI BUONE STELLE introduzione al catalogo della mostra ORFANI IN UN VUOTO STELLATO - di Gabriele Nero





Dal punto di vista artistico e culturale, il Secolo Breve ha avuto un unico grande protagonista: l’American Dream. La cultura americana, anche grazie all’appropriazione di nuovi linguaggi come la fotografia, il cinema, l’arte astratta, si è autoeretta, non solo dal punto di vista economico e politico, ma anche dal punto di vista creativo, a despota del mondo. L’American Dream idealizzava la possibilità per chiunque di raggiungere il successo tramite il lavoro, un mito che mascherava profonde disuguaglianze economiche e sociali, perpetuando l’idea di una meritocrazia che ignorava privilegi di nascita e discriminazioni sistemiche, in cui il sogno serviva a legittimare lo status quo, spostando la responsabilità del fallimento dalla società all’individuo, con il risultato di far prosperare l’ideologia capitalista, colpevolizzando invece chi falliva.

Eppure il Novecento era iniziato sotto ben altri auspici. Nell’Europa prima della Grande Guerra erano nate le avanguardie storiche: Surrealismo, Futurismo, Simbolismo, Dadaismo, Espressionismo, tutte animate da uno spirito di rottura radicale con il passato, di sperimentazione e di ricerca di nuove soluzioni espressive. C’era un’energia anarchica e liberatoria, un desiderio di reinventare il linguaggio e l’arte in sintonia con il cambiamento dei tempi. Molti di questi artisti credevano nella necessità di ribaltare l’antica nomenclatura, e che la rivoluzione politica dovesse essere accompagnata da una rivoluzione estetica e culturale.

La Russia non fu da meno, e non fu un caso che negli stessi anni in cui Kandinskij stava rivoluzionando il mondo della pittura, Stravinskij stesse facendo la stessa cosa, stravolgendo quello della musica. Il Sogno Sovietico, nato prima della Rivoluzione d’Ottobre, negli anni successivi si consolidò e al contempo rivelò la propria intrinseca fragilità e la propria natura oppressiva. Dopo aver promesso un mondo nuovo, una società egualitaria e giusta, liberata dalle catene del passato imperialista, finì poi con sostituire lo Zar con Stalin. Gli scrittori di questa generazione, molti dei quali avevano accolto con entusiasmo la ventata rivoluzionaria, divennero testimoni e spesso vittime di un’utopia che nacque e si sviluppò sotto l’ombra del fallimento incombente. A differenza dell’American Dream, che con le sue contraddizioni si fondava su un’idea di progresso e di libertà, il Sogno Sovietico basò le proprie fondamenta su violenza, controllo e repressione. La collettivizzazione forzata, le purghe staliniane e la stretta morsa della censura sull’espressione artistica, trasformarono rapidamente l’utopia in distopia. Per molti intellettuali questo significò passare da un’iniziale euforia a una crescente disillusione, sfumando verso un silenzio eterno. Le biografie di Anna Achmàtova, Michail Bulgakov, Isaak Babel’, Sergej Esenin, Marina Cvetaeva e Vladimir Majakovskij hanno in comune questa tensione tra la necessità espressiva e la censura, tra la creatività e l’anonimato, tra la poesia e la morte. Questi scrittori, e altri meno noti o quasi dimenticati, vissero il dramma di un sogno tradito in partenza che si trasformò in incubo. Le loro vite e le loro opere sono la testimonianza di come l’imposizione di un’ideologia totalitaria abbia soffocato la creatività e la libertà individuale, portando alla distruzione di un’intera generazione di talenti. Infatti nell’Unione Sovietica l’unico scopo dell’arte era servire la causa del Partito, e il Realismo Socialista divenne l’unica estetica accettabile. Le sperimentazioni formali furono condannate come "formalismo borghese" e le voci indipendenti furono messe a tacere in vari modi.

In questo contesto si inserisce l’opera di recupero e reinterpretazione artistica fatta da Francesca Ricci e Kiril Bozhinov, nato da una esposizione e tradotta poi in saggio grafico in Orfani in un vuoto stellato (El Doctor Sax, 2025). In questo lavoro multidisciplinare emerge fin dalle prime tavole la perdita dell’innocenza di questa generazione di scrittori, orfani dello spirito rivoluzionario, sotto un cielo buio, che non promette nessun futuro, e senza stelle a indicare un cammino diverso. Un omaggio necessario e poetico a questi autori ingiustamente finiti nel dimenticatoio, ma che più di tanti altri lottarono per mantenere vivo il loro dissenso attraverso la poesia e la letteratura. Perché se le avanguardie di inizio secolo rappresentarono la promessa di una libertà artistica e di un rinnovamento radicale, non fu così per gli autori del primo ventennio dell’Unione Sovietica, che pur ereditando parte di quello slancio, si trovarono a operare in un contesto in cui quella libertà veniva sistematicamente negata. Il sogno di una società nuova si trasformò in una prigione per la poesia, che da veicolo di liberazione, divenne un atto di resistenza silenziosa o, nei peggiori dei casi, una vera e propria condanna a morte. Orfani in un vuoto stellato non è un semplice lavoro di riscoperta ma un progetto multidisciplinare che, attraverso il connubio di parole, immagini e suoni, vuole riaccendere questa volta celeste rimasta per troppo tempo oscurata dalle ideologie novecentesche.

Gabriele Nero



24 June 2025

LETTRISM AND INISM - Gabriel-Aldo Bertozzi

 



Lettrism is an avant-garde artistic and literary movement that emerged in 1947 with the publication of Isidore Isou’s Introduction à une nouvelle poésie et à une nouvelle musique by Gallimard.
In the 1970s, Gabriel-Aldo Bertozzi joined the movement and actively participated in it. In 1980, he distanced himself from it and founded the International Novatrix Infinitesimal or INI or Inism at the Café de Flore in Paris.
The new movement quickly spread throughout Europe (particularly Spain and Italy) and the Americas (USA, Cuba, Mexico, Argentina, and Brazil). This work reproduces photographic testimonials and rare, unpublished documents; the text retraces the true history of Lettrism and Inism and the close relationship between Bertozzi and Isou.

Gabriel-Aldo Bertozzi, a writer-traveler, artist, novelist, poet, playwright, translator, and university professor, is also the founding father of Inism. He was honored in France with the Ordre des Palmes Académiques at the rank of Officier and received the Médaille d’Honneur de la Ville de Puteaux. He directs the “Rose des vents” series for the publishing house l’Harmattan in Paris and is the founder and co-director of 
In the 1970s, Gabriel-Aldo Bertozzi joined the movement and actively participated in it. In 1980, he distanced himself from it and founded the International Novatrix Infinitesimal or INI or Inism at the Café de Flore in Paris.






06 June 2025

LIGNES ET POINTS - Fernando Menéndez

 




Notes de Ramón González et Gino Ruozzi
Traduit par Cécile Bramoullé

Lignes et Points, troisième recueil d’aphorismes après La Eternidad del Instante et Gocce di Silenzio, a pour ambition de montrer la force du genre le plus concis du monde littéraire. Le travail ardu menant à cette forme épurée nous offre une interprétation de la réalité qui engendre la surprise, insuffle de nouvelles idées dans notre esprit et défie notre imaginaire.

Fernando Menéndez (Mieres, 1953), poète, aphoriste et artiste visuel a exercé comme professeur de philosophie jusqu’à sa retraite. Il a publié plus de 30 ouvrages de poésie et d’aphorismes et réalisé plus de 300 livres en tant qu’artiste. Il a reçu pour l’ensemble de son œuvre le Prix International d’Aphorismes de Tecuci, la mention d’honneur du Prix International de Turin en synthèse, le Prix d’honneur de la Fondation Naji Naaman ainsi que le prix Timón de la Fondation L’arribada. Son œuvre a été traduite en plusieurs langues.




05 May 2025

LETTERE MERCURIALI - Anacleto Verrecchia

 



Dopo più di duemila anni di silenzio sull'Olimpo, Giove decide di inviare nuovamente sulla Terra il suo messaggero alato, Mercurio, con la missione di fare da corrispondente e vedere come andassero le cose. Il reportage è desolante: il pianeta, un tempo culla di civiltà promettenti, è ora teatro dei disastri la maggior parte causati dall'uomo, una specie che ha saputo trasformare la bellezza in rovina. In Lettere Mercuriali, ultima opera, pubblicata postuma, di Anacleto Verrecchia, Mercurio assume il ruolo di narratore disincantato, inviando a Giove rapporti pungenti e ironici sulle follie umane. Come un osservatore invisibile e onnipresente, il dio messaggero, protettore di ladri e viaggiatori, descrive le assurdità sociali, politiche e culturali con la lucidità di chi non è coinvolto ma comprende la portata della distruzione. Le sue lettere sono resoconti al vetriolo, intrisi di umorismo amaro che svela le ipocrisie e le retoriche vuote del mondo contemporaneo. Verrecchia, attraverso la voce di Mercurio, non risparmia giudizi non convenzionali su figure venerate e interpretazioni univoche della storia, stimolando nel lettore riflessioni inedite e interrogativi inquietanti.

«Dovresti sentirli, o Giove, questi ciarlatani vestiti da filosofi: macinano tutti paglia vuota o spargono volute di fumo sulla testa dei loro allievi, quando non li annebbiano del tutto. Ne ho sentito alcuni, ma, pur essendo io un dio, non ho capito una saetta di niente di quello che dicevano. Però non se la passano male, perché vengono pagati dallo Stato. Se invece dovessero essere pagati dagli allievi, come avveniva con i filosofi antichi, credo che non riuscirebbero neppure a comperarsi un paio di sandali. Questa è gente inutile come la coda dei montoni, la quale non serve né per scacciare le mosche né per coprire le pudenda».

Anacleto Verrecchia (Vallerotonda 1926-Torino 2012). Filosofo e germanista dallo stile inconfondibile, fu collaboratore di importanti quotidiani, quali La Stampa, Die Presse, Die Welt. Ha vissuto per lungo tempo a Vienna come addetto culturale presso l’Istituto Italiano di Cultura. Tra i suoi numerosi libri, tradotti anche all’estero, vanno ricordati quelli su Nietzsche, Schopenhauer, Giordano Bruno, Prezzolini e Lichtenberg. El Doctor Sax ha ripubblicato Cieli d’Italia (2019) e Diario del Gran Paradiso (2020), le due opere più intime e con valore letterario della produzione di Verrecchia, e Meglio un demonio che un cretino, raccolta di aforismi a cura di Dario Stanca.