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21 April 2026

Lorenzo Viani: Arte, fame e anarchia - di Gabriele Nero

 

 

Lorenzo Viani (1882–1936) fu un pittore, incisore e scrittore viareggino la cui vita fu espressione della sua arte, caratterizzata da un radicale anticonformismo e da un profondo legame con gli emarginati. Formatosi prima con Plinio Nomellini, frequentò l'ambiente anarchico-socialista e si recò a Parigi, dove assorbì le influenze dell'espressionismo europeo, sviluppando un tratto crudo e drammatico. La sua opera artistica, tanto quella pittorica e xilografica, quanto quella letteraria, è dominata dai temi degli emarginati, dei malati, dei marinai e dei vagabondi (i vàgeri) che egli elevò a simboli di un'autenticità incontaminata dalle ipocrisie borghesi. Lasua arte non si limitava a dipingere volti, li raffigurava con l'irrequietezza di un'anima in tempesta. Dimenticate i pittori rassicuranti che si studiano a scuola: Lorenzo Viani era un autentico incubo espressionista trapiantato nella placida Versilia. Vicino, per sensibilità turbolenta, ai maestri nordici come Schiele, Munch e Kokoschka, questo viareggino fu un genio mancato dell'Olimpo del Novecento, destinato a rimanere un pittore degno di qualche trafiletto nei libri di storia dell'arte.

Sicuramente nella marginalizzazione della critica ha influito molto il rapporto complesso e contraddittorio di Lorenzo Viani con il Fascismo, poiché fu tra i primi intellettuali ad aderire ma anche a rompere con il regime. Animato da un feroce spirito antiborghese e anarchico, Viani vide inizialmente nel fascismo delle origini di Benito Mussolini una forza rivoluzionaria e violenta capace di spazzare via l'ipocrisia e il perbenismo della società liberale, credendo che il movimento potesse dare voce agli ultimi. Tuttavia, questa sua adesione fu di breve durata: quando il regime si consolidò trasformandosi in un apparato di potere burocratico e conformista, Viani ne riconobbe il tradimento degli ideali iniziali e se ne allontanò drasticamente già attorno al 1931. Questo percorso politico lo rese doppiamente scomodo: fu ignorato e censurato dal regime fascista che non tollerava più il suo spirito critico e la sua arte espressionista e popolare; venne poi trascurato dalla critica del dopoguerra, prevalentemente antifascista, che non volle riabilitare un artista con un passato politicamente ambiguo e compromesso. Viani finì così nel dimenticatoio, schiacciato tra due fronti che rifiutarono il suo radicalismo senza compromessi.

E nella scrittura? Lì Viani dava il meglio di sé come campione dell'espressionismo dialettale, un genere talmente anomalo e particolare che, di fatto, lui era l'unico a farlo così. Armato di una straordinaria ricchezza verbale, attingeva al dialetto viareggino, al gergo marinaro o militare – insomma, a tutto ciò che suonava più autentico e meno borghese. Il dialetto, sotto la sua penna, non solo narrava, ma colorava i racconti con tinte nette e violente, proprio come faceva coi suoi quadri tragici.

La Toscana è infatti una presenza viscerale nell'opera di Viani, ma è filtrata attraverso una sensibilità diametralmente opposta a quella dei Macchiaioli; se con questi ultimi condivideva l'ambiente rurale e il gusto per la piccola scena quotidiana, Viani utilizzava la regione come sfondo del disagio, concentrandosi non più sull'idillio rurale o sulla pacifica quotidianità contadina, ma sulla Versilia popolare e sul dolore degli umili, esasperando le figure e i paesaggi attraverso il suo stile crudo e diretto. La sua Toscana è quella marginale e ribelle, usata per esprimere il tumulto interiore, lontanissima dall'eleganza formale e dalla serenità visiva ricercata dai Macchiaioli.


Questa raccolta di racconti del 1925, I Vàgeri, incarna perfettamente la poetica radicale di Lorenzo Viani, immergendo il lettore in un mondo di emarginazione e umile dignità, lontano dai salotti aristocratici. Attraverso una scrittura irruenta e disinibita, che fa esplodere i confini della lingua con l'uso sapiente e brutale del viareggino, il libro non si limita a ritrarre i vagabondi, i contadini, i rinnegati, ma li trasforma in simboli di resistenza e in archetipi di una verità esistenziale che la società ufficiale rifiuta di vedere. Questa prosa, affiancata idealmente alla deformazione espressionista delle sue tele, stravolge il paesaggio sociale e umano per far emergere il martirio interiore dei suoi soggetti, rendendo ogni racconto un atto di accusa contro l'ipocrisia e la falsità morale dell'epoca: un vero e proprio manifesto di quello che i critici del tempo etichettarono come “vàgerismo”. Il lettore è così condotto in una zona di frontiera dove la sofferenza si fa arte e la marginalità si erge a cattedra di autenticità.

Sebbene, come abbiamo visto, le sue complesse posizioni politiche, oscillavano tra un anarchismo viscerale e una simpatia per il primo fascismo rivoluzionario (per questo spesso definito "anarco-fascista”), il suo impegno più coerente rimase la denuncia sociale, come in Le chiavi nel pozzo, un'intensa incursione nel manicomio di Magliano. Il contributo artistico e letterario di Viani trascende la mera estetica, configurandosi come un atto di militanza che ha immortalato le esistenze precarie e le miserie umane, trasformando la sua opera in un'incessante requisitoria contro le ingiustizie sociali. Viani usò la sua espressione feroce e autentica per dare riscatto ai morti di fame, lasciando un duraturo testamento di solidarietà che sfida ogni ipocrisia borghese. Viani morì a Ostia il 2 novembre (condividendo giorno e luogo di morte con un altro irregolare dalla parte degli ultimi: Pier Paolo Pasolini) del 1936, a causa della tubercolosi, lasciando un'eredità artistica e letteraria caratterizzata dalla violenza espressiva e da una costante, disperata, ricerca di verità umana.


Gabriele Nero


13 December 2025

LA FENOMENOLOGIA SEMIOTICA DELL’INISMO: Indagine e metodo per l’esegesi del romanzo inista - Francesca Passalacqua



Il presente volume si configura come un percorso esegetico e fenomenologico all’interno del complesso orizzonte dell’Inismo, movimento d’avanguardia fondato nel 1980 da Gabriel-Aldo Bertozzi, che sovverte le tradizionali tassonomie artistiche ed espressive per delineare un paradigma semiotico inedito, una poiesis del segno, capace di coniugare visibile e invisibile, letterale e allegorico, in una grammatica universale. Al centro dell’indagine si colloca il romanzo ini, forma letteraria proteiforme e polisemica che si fa traduzione dell’essenza poetica e filosofica dell’Inismo. L’opera propone un metodo interpretativo tripartito (livello narrativo, plastico-geometrico e alchemico-allegorico), ispirato al cosiddetto “imbuto bertozziano”, che influenza la struttura fenomenologica della stessa trattazione e che accompagna l’esegesi interpretativa. Partendo dall’analisi di alcune opere plastiche dell’Inismo, si comprende la natura infinitesimale, novatrice e internazionale del linguaggio ini, che si traduce in letterario nei romanzi inisti come Retour à Zanzibar, Arcanes du désir, Bertozzi. Novela, Mikela Le storie del segno quotidiano e Inisfera, dimostrando come l’Inismo incarni la ricerca dell’atto creativo puro, rivoluzionario e universale. Il risultato è un excursus critico che intreccia letteratura, arte, filosofia e semiotica, offrendo una lettura profonda della coscienza avanguardistica contemporanea che oltrepassa i confini del dicibile.

L’autrice, Francesca Passalacqua, esperta di semiotica, linguaggi, comparazioni letterarie e artistiche, è assessore alla cultura, al turismo e alle politiche giovanili di Montenerodomo, paese dell’hinterland abruzzese (CH) dove vive. È altresì guida museale e responsabile dei laboratori didattici presso il Museo archeologico di Iuvanum, sito sannita-romano.




28 November 2025

I VÀGERI - Lorenzo Viani


Dimenticate le favole morali e l'eleganza letteraria: l'opera narrativa di Lorenzo Viani, di cui I vàgeri è un esempio fulminante, è un pugno nello stomaco alla borghesia perbenista. Campione dell'espressionismo dialettale, Viani arma la sua prosa con il gergo viareggino e quello marinaro, un linguaggio crudo, irriverente e potentissimo che non chiede scusa a nessuno. Nelle sue pagine, vagabondi, malati e portuali sono sottratti alla pietà per essere elevati a figure mitiche: gli ultimi eroi, puri e indomiti, che con la loro vita randagia svelano l'ipocrisia di una società ossessionata dalle apparenze. Viani non descrive i volti, li deforma con l'irrequietezza di un'anima in tempesta e con un turbamento profondo, trasformando il disagio esistenziale in una violenta, tragica, bellezza letteraria che ancora oggi disturba e affascina. 


Lorenzo Viani (1882–1936) fu un ciclone intellettuale, pittore espressionista e scrittore che rifiutò ogni conformismo, definendosi un anarchico viscerale. Viareggino di nascita, dopo aver assimilato la lezione espressionista di Munch a Parigi, la sua arte, come la sua vita, rimase un atto di costante ribellione. Nonostante un'iniziale e controversa simpatia per il fascismo, abbandonata già intorno al 1931, Viani rimase ossessionato dalla autenticità degli ultimi. Tra le sue opere ricordiamo Parigi, diario dei suoi anni francesi, e Le chiavi nel pozzo, una straziante incursione nel manicomio di Magliano, testimoniando la sua costante empatia verso gli emarginati. Morì nel 1936, lasciando un'eredità artistica e letteraria caratterizzata dalla violenza espressiva e da una costante, disperata, ricerca di verità umana. 





17 March 2025

BOCCIONI: RITRATTO DI UN'ARTISTA CONTEMPORANEA - Kiki Franceschi

 



Presentazione di Gabriella Giansante


Boccioni: riflessioni di un’artista contemporanea non è un testo critico o saggio scientifico. È un racconto su Boccioni e non la sua vita congetturale o la storia immaginata. Il linguaggio, l’ambiente in cui si mosse, le amicizie, le passioni e le idee sono espresse con parole sue o che potrebbero essere le sue, poiché sempre in riferimento al suo pensiero, al suo modo di procedere nella pittura e nell’arte tutta. Il ritrovamento fortuito, singolare dei suoi Taccuini ha stimolato l’autrice portandola ad accostarsi al temperamento dell’uomo e dell’artista, ma anche a entrare nella storia dei primi del Novecento, un periodo di grandi movimenti sociali, sovversivi e rivoluzionari, ai quali fecero eco le innovazioni scientifiche, le straordinarie invenzioni artistiche e poetiche che ne attraversarono la prima metà.

Kiki Franceschi, pittrice, poetessa e saggista. Aderendo fino dalle origini all’Inismo, è presente in prestigiose mostre di questo movimento d’avanguardia. Ha pubblicato numerosi studi su Mary Shelley e sui letterati che frequentavano Bernard Berenson a Villa I Tatti, apparsi nella rivista Bérénice nel 1996, 1997 e 2001 e nella raccolta di saggi La Perturbante (Perugia, 2003). Una sua biografia critica è contenuta in Scritture femminili in Toscana, (Firenze 2006). Nel 1978 fu invitata alla rassegna internazionale La festa de la Letra, a Barcellona. Sue poesie sperimentali sono state trasmesse nel 1990 e 91 da RNE 3 nel corso della rassegna internazionale Ars Sonora. Tra le recenti pubblicazioni: Non c’è tempo per il tempo e Tous les rêves du monde (Firenze).





28 June 2021

ALORS, VOUS N'AIMEZ PAS LE CINÉMA FRANÇAIS?: I surrealisti e la critica della Settima arte - Giovanni Davide Locicero

 
L’industria cinematografica francese ebbe un esordio fenomenale: grazie alle intuizioni dei fratelli Lumière le sale di proiezione si popolarono di maghi del palcoscenico, comici-poeti e misteriosi criminali. Questo almeno è il parere di Robert Desnos e Jacques Brunius: questi due artisti surrealisti del gruppo di André Breton condurranno il lettore attraverso le vicende alterne del cinema francese, destinato nei due decenni successivi a subire, prima la decadenza della produzione dell’impressionismo cinematografico, e poi la conclusione del suo ciclo vitale, che però permise l’affermazione di registi come Jean Renoir o Marcel Carné.


Giovanni Davide Locicero è nato a Messina, dove attualmente risiede. Si è laureato all’Università di Firenze, con una tesi in Estetica su Minotaure, la rivista dell’anteguerra, testimonanza dell’ultima fase del percorso surrealista. Ha poi conseguito nel 2012 un PHD nel Dottorato in Antropologia e Studi Storico-Linguistici dell’Università di Messina. Inoltre lavora nell’ambito della post produzione video.

François Proïa, professore ordinario di letteratura francese all’Università di Chieti-Pescara, si è occupato delle Avanguardie e dei poeti maledetti, oltre che di ricerche e pubblicazioni sulla la storia e la cultura francese. Dal 2021 dirige per El Doctor Sax la collana L’Écume des jours.

17 May 2020

GENESI DELL'AVANGUARDIA - Gabriella Giansante

Al Naturismo, sorto come prima vera opposizione al Simbolismo, seguì l’Integralismo, l’Unanimismo, il Parossismo, il Drammatismo o Simultaneismo, fermenti artistici-letterari chiamati "écoles" da Apollinaire che contribuirono alla nascita delle avanguardie storiche. I capitoli che in questo volume ne precedono i manifesti illustrano le varie poetiche espresse dai loro autori, Adolphe Lacuzon, Nicolas Beauduin, Henri-Martin Barzun e, in particolare, dal più rappresentativo Jules Romains, fondatore dell’Unanimismo. Un tema particolarmente trattato è dedicato alla querelle sulla “simultaneità” contesa da vari “padri”, divenuta poi, con la modernità, principale vessillo del Futurismo. L’opera, sostenuta da una notevole documentazione arricchita da documenti rari e inediti, risulta un contributo prezioso per coloro che desiderano risalire alle fonti dell’Avanguardia novecentesca. 


Gabriella Giansante, professore associato di letteratura francese nel Dipartimento di Lettere, Arti e Scienze dell’Università degli Studi “G. d’Annunzio” di Chieti ha rivolto i suoi studi soprattutto ai “poeti maledetti”, al Simbolismo, alle avanguardie e alla letteratura francofona femminile. Le sue opere creative, pittoriche e scritte figurano in importanti collocazioni internazionali, in particolare nell’Ohio State University.



22 February 2020

IGITUR: Letteratura prête-à-porter e tre saggi - Scritti critici di Gabriel-Aldo Bertozzi presentati da Gabriella Giansante

Igitur

Letteratura prête-à-porter
e tre saggi 
(Massoneria, Manet/Cros, Regina di Saba)

Scritti critici di Gabriel-Aldo Bertozzi
raccolti, presentati e annotati
da Gabriella Giansante


Igitur, questo titolo di stampo mallarmeiano dato dall’autore ai saggi di questo volume, annuncia d’emblée che si tratta di un’opera che non segue le solite connotazioni.
Igitur. Pertanto! La congiunzione reca in sé un valore conclusivo. Ma a quale conclusione? Che quanto scrive l’autore non può essere ribadito? Tutt’altro! I testi presenti mirano a stimolare il lettore piuttosto che tentare di offrirgli verità assolute, ma senza ambagi e, possibilmente con rapida vivacità.
La “rapida vivacità” è voluta anche da una parte del sottotitolo «Letteratura prête-à-porter», definizione inaudita, autoironica che si riversa sul carattere del suo inventore, cui fanno eccezione i tre saggi in francese.
Tra gli autori più trattati troviamo Nerval, Zola, Verlaine, Cros, Rimbaud, Villiers de L’Isle-Adam, Apollinaire, Soffici, Canudo, Soupault, Prévert, Bennett e, tra i temi, la Regina di Saba, gli Etruschi, la Massoneria, la Cattedrale di Notre Dame di Chartres.

Gabriel-Aldo Bertozzi, Officier dans l’Ordre des Palmes Académiques (Repubblica Francese) è noto soprattutto come fondatore dell’Inismo, movimento d’avanguardia fondato a Parigi. Scrittore, drammaturgo, artista, traduttore di Rimbaud ha insegnato in numerose università italiane e straniere. È autore dei romanzi francesi Retour à Zanzibar e Arcanes du désir, tradotti in italiano, inglese, spagnolo. Dirige collane in Italia, Francia e Spagna. Con Gabriella Giansante dirige la rivista Bérénice da lui fondata.

Gabriella Giansante, professore associato di letteratura francese nel Dipartimento di Lettere, Arti e Scienze dell’Università degli Studi “G. d’Annunzio” di Chieti ha rivolto i suoi studi soprattutto ai “poeti maledetti”, al Simbolismo, alle avanguardie e alla letteratura francofona femminile. Le sue opere creative, pittoriche e scritte figurano in importanti collocazioni internazionali, in particolare nell’Ohio State University.



16 August 2019

DE VUELTA A ZANZIBAR - Gabriel-Aldo Bertozzi

 De vuelta a Zanzibar, novela francesa publicada por primera vez en 2008 por Éditions du Rocher y, al año siguiente, en edición de bolsillo, por Motifs, es una road movie poderosa de una originalidad increíble, porque se centra en una investigación alquímica e impregnada de imágenes antiguas. Ante de esta edición se publicó en italiano e inglés. 

La amada del poeta Julius Applemayer se ha ido sin decir una palabra, dejando solo una variedad de objetos inusuales y misteriosos: una edición de las obras de Arthur Rimbaud, una postal con un fresco de la Reina de Saba, un colgante de oro, un billete etíope, dos hojas de signos enigmáticos... buscando la fugitiva Noname, Julius emprende un viaje salvaje que lo lleva desde Etiopía a Grecia, pasando por Zanzíbar, Tanzania, Togo, Francia e Italia. Siguiendo los rastros africanos de Rimbaud, Julius intenta encontrar un significado en los objetos que deja la fugitiva, pero ¿será eso suficiente para llevarlo hacia ella? 

Gabriel-Aldo Bertozzi, escritor, artista, profesor universitario y officier dans l’Ordre des Palmes Académiques, es el fundador del Inismo, un movimiento literario y artístico internacional creado en París en 1980. 

Novela traducida al español por Davide Tondodimamma, licenciado en Médiación Lingüística y Comunicación Intercultural y traductor con experiencia plurianual. 

«Vi archipiélagos lejanos, descubrí tribus desconocidas, crucé sabanas, desiertos abrasadores, me metí en bosques vírgenes siguiendo el curso de ríos imposibles y defendí la libertad de los pueblos a la deriva. He vivido mucho tiempo en una cabaña de otro lugar inhóspito... sin embargo, este mismo viaje real se resume en un pequeño núcleo que da vida al mismo número de cruces sin fin».

Gabriel-Aldo Bertozzi




14 August 2019

RETOUR Á ZANZIBAR - Gabriel-Aldo Bertozzi

Retour à Zanzibar, roman publié, pour la première fois, par les Éditions du Rocher, avec un véritable succès, c’est un road-movie inspiré et puissant, une course-poursuite aux accents rimbaldiens. C’est un récit de voyage très enjôleur et d’une incroyable originalité, parce que centré sur une enquête alchimique, et condensé d’imaginaire antique. 

L’auteur, connaisseur des techniques narratives, les dépasse ici pour offrir une œuvre d’un genre nouveau. Mais de quoi s’agit-il ? L’amante du poète Julius Applemayer est partie sans un mot, ne laissant derrière elle qu’un assortiment d’objets insolites et mystérieux : une édition des œuvres d’Arthur Rimbaud, une carte postale avec la reproduction d’une fresque représentant la reine du Saba, un pendentif en or, un billet de banque éthiopien, deux feuillets noircis d’inscriptions énigmatiques… 

Sur les traces de la fugitive Noname, Julius entreprend un voyage singulier qui le mène de l’Éthiopie à la Grèce en passant par Zanzibar. La Tanzanie ou encore l’Italie. En suivant la piste africaine de Rimbaud, Julius tente de donner un sens aux objets laissés parla fugitive, mais cela suffira-t-il à la mener jusqu’à elle? 

Gabriel-Aldo Bertozzi, écrivain, artiste, professeur universitaire et officier dans l’Ordre des Palmes Académiques, est le fondateur de l’Inisme, mouvement artistique et littéraire international créé en 1980 à Paris. 

«J’ai vu des archipels lointains, découvert des tribus inconnues, traversé des savanes, des déserts embrasés, j’ai pénétré des forêts vierges en suivant le cours de fleuves impossibles, et défendu la liberté de peuples à la dérive. J’ai vécu longtemps dans la hutte d’un ailleurs inhospitalier… cependant, ce voyage bien réel se résume en un noyau minuscule qui produit autant de traversées sans fin».
 Gabriel-Aldo Bertozzi